Arte
Accessibile Milano
Spazio EVENTIQUATTRO Milano
Cristina Muccioli
Critico
d'Arte
Luce
diurna, lampada di Wood e buio
totale. La fine di
un ciclo non è stasi ma cambiamento, preludio al
mutamento fisico di stato che gli
succede. Tre i mezzi
che LeoNilde Carabba ha scelto per rappresentare le sue
opere, che riconducono all’unicità scandita dal tempo e
dalla sua quotidiana narrazione di
luce. Due di essi
sono naturali. E’ nella
fase centrale, nel cuore del trittico che l’artista
interviene con un’illuminazione tra le più sofisticate,
una che come le candele non uccidono il buio ma lo
accendono. E’ soltanto grazie al punto intermedio che
inizio e fine possono ricongiungersi,
rigenerarsi. Il
movimento dialettico di hegeliana memoria tra Tesi,
Antitesi e Sintesi cambia aspetto. Con Carabba si
trasforma il Tesi sfolgorante e diurna, sedimentazione
ed elaborazione meridiana, e Antitesi notturna che
conserva nel suo scrigno la scintilla vitale da cui
ripartire. Il rapporto
con il buio è cercato e sperimentato, valorizzato
e amato continuamente da questa artista alchimista,
innamorata della materia e dei suoi colori come della
forma. I corpi
cosiddetti celesti, appaiono e si svelano nell’oscurità
della notte. Più ci sono interferenze luminose,
inquinamento luminoso, più le stelle e i pianeti da
esse illuminati si offuscano. Carabba ha
capito quanto la luce possa anche
oscurare. Le sue
immagini sono una cosmogonia estetica: c’è sapere
coltivato negli anni, ereditato dal padre che era un
chimico, e c’è immaginazione, creatività infiammata,
desiderio. Il suo desiderio è di avere il cielo sulla
Terra, di far convivere l’elemento ctonio con quello
iperuranico, di portare le costellazioni vicino a noi
con una bellezza di cui cercheremo mimesis nella
natura. Anche noi,
tutti noi, siamo fatti di stelle. E’ la scienza a
dircelo, con le sue meticolose ricerche sull’origine
del mondo. Un’origine esplosiva e devastante, secondo
la teoria del grande scoppio, il Big
Bang. Mitakuye
Oiasyn con il suo momento espressivo di nascita,
transizione e fine, è un vero e proprio modello
cosmico, realizzato e interpretato da
un’artsita. Il
disordine, lo sfaldarsi delle forme si armonizza nel
trittico in un ordine assoluto e totale come il buio
cercato e rivalutato. L’ordine nasce dal disordine, il
kosmos dal kaos, e la sua fase intermedia ci vede
protagonisti, ci fa ri-conoscere, fratelli (e sorelle),
ma anche figli e de eredi di una grande energia
generativa: anche nel sonno, nel sogno, nel buio
placentare di ogni universo, anche quello del grembo
materno. Cristina
Muccioli, critico d’arte